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LE PROCESSIONI DELL'ARCICONFRATERNITA DELLA MORTE

Nell'ambito della Pasqua molfettese, l'Arciconfraternita della Morte e la Chiesa del Purgatorio occupano una posizione di primo piano.
Infatti, nell'arco temporale che va dal primo giorno di Quaresima al Sabato Santo, l'Arciconfraternita della Morte organizza ben tre processioni rispetto all'Arciconfraternita di S. Stefano che ne organizza invece solo una, quella dei Misteri del Venerdì Santo.
Inoltre la Chiesa del Purgatorio è, durante la Quaresima, meta continua di fedeli che vi si recano per venerare le Sacre Immagini della Addolorata e della Pietà.




(manoscritti a cura del Cav. Giuseppe Peruzzi, Priore dal 1926 al 1930)

LA PROCESSIONE DELLA CROCE

Non sono ancora del tutto spenti gli echi del Carnevale, ormai “in fin di vita”, che intorno alle ore 23.00 del “martedì grasso” il piazzale antistante la Chiesa del Purgatorio inizia a riempirsi di persone di ogni età, singole o in piccoli gruppi, che appaiono in maniera molto evidente attendere qualcosa.
L’attesa cessa allorché alle ore 23.30 viene aperto parzialmente il portone della chiesa, permettendo al pubblico di entrarvi. L’interno del tempio è immerso nella oscurità; le uniche fonti di luce sono i
lumini che sottendono alcune delle dodici “croci della consacrazione” della chiesa, collocate perimetralmente in alto, ed un unico raggio di luce concentrato sul volto di Gesù Cristo posto all’incrocio dei bracci di una grande Croce nera, alle cui estremità sono dipinte anche le mani e i piedi trafitti e sanguinanti del Redentore. A completare queste simbologie vi sono anche, al centro, un cuore dal quale sgorgano “sangue ed acqua” (Giovanni 19,34) ed un teschio, emblema dell’Arciconfraternita della Morte.
È questa la Croce che sta per essere portata in processione, quella stessa Croce che dopo qualche altra settimana aprirà i cortei processionali della Addolorata e della Pietà.
Ai lati della Croce sono collocati due “fanali” con all’interno altrettanti lumini accesi, uniche altre fonti di luce, che la accompagneranno lungo il tragitto per le vie della città.
Intanto, quando manca appena un quarto d’ora a mezzanotte, la pubblica illuminazione stradale viene spenta e tutto viene ancor più avvolto dal buio; i fari accesi delle poche auto che a quell’ora transitano per la zona appaiono come elementi di disturbo, ma una volta scomparsi accentuano ancor più l’atmosfera mistica che si è venuta a creare.

Manca ormai poco alla mezzanotte e il Priore dell’Arciconfraternita della Morte ed suoi incaricati invitano i fedeli ad uscire dalla chiesa; contestualmente i confratelli portatori della Croce e dei fanali si avvicinano al portone e si fermano appena prima della soglia, in attesa dell’imminente e tanto atteso momento. I confratelli indossano l’abito di rito dell’Arciconfraternita della Morte con il cappuccio che non viene però calato a nascondere il volto.
A mezzanotte in punto la Croce viene portata fuori, sostando sul sagrato della Chiesa del Purgatorio, la cui piccola campana inizia a diffondere il primo di trentatre mesti rintocchi, seguita dal campanone della vicinissima Cattedrale e da quella di altre chiese di Molfetta.
Per tutta la durata dei rintocchi la Croce è ferma, illuminata solo dai lumini collocati nei due fanali; circa un migliaio sono coloro che, per fede, tradizione o anche semplice curiosità, assistono al rito in assoluto silenzio.

L’ultimo dei trentatre rintocchi è immediatamente seguito dal rullo di un tamburo che fa da sottofondo al lamentevole motivo orientaleggiante di un flauto ed è ritmicamente intervallato da colpi di grancassa; quando il flauto giunge alla fine della sua melodia subentrano alcuni squilli di tromba, che costituiscono quello che popolarmente viene chiamato il “ti-tè”, termine che conferisce la denominazione a quanto eseguito dal quartetto di musicanti.
Dopo il primo “ti-tè” la Croce viene issata ed inizia così la processione, seguendo lo stesso itinerario che successivamente percorreranno i sacri cortei della Settimana Santa, con due sole varianti: le soste davanti alla Chiesa di S. Stefano ed al Calvario.
Alle esecuzioni del “ti-tè” si alternano la recita del S. Rosario ed il canto del “Vexilla” da parte dei numerosi fedeli al seguito, incuranti della temperatura notturna che, in alcuni anni, è particolarmente rigida. A volte nemmeno la pioggia riesce a scoraggiare la partecipazione a questo rito che, anno dopo anno, vede aumentare sempre più quanti vi assistono.
All’arrivo della processione nei pressi di S. Stefano, la Croce viene fatta sostare, rivolta verso i fedeli, davanti al portone della Chiesa che per l’occasione viene aperto; dopo una breve preghiera segue il canto del “Vexilla”.
In vista nuovamente della Chiesa del Purgatorio, si devia verso la villa comunale alla volta del vicinissimo Calvario dalla cui scalinata il Padre Spirituale dell’Arciconfraternita della Morte, dopo una breve omelia, impartisce la benedizione finale. A questo punto il pubblico, numericamente molto inferiore a quello presente all’uscita, si congeda dalla processione che, costituita ormai da uno sparuto gruppo di “fedelissimi”, raggiunge nuovamente la Chiesa del Purgatorio nella quale la Croce rientra dopo la esecuzione di un ultimo “ti-tè”.

La Quaresima dei molfettesi è quindi iniziata.
Fin qui la descrizione di questa processione, molto semplice quanto seguita da numerosi fedeli.
Ma quali sono le sue origini? Come si è evoluta nel tempo? La risposta a queste due domande, parte dalla realtà di fatto che non esiste alcun documento al riguardo e che, fra tutte le processioni pasquali molfettesi, è comunque la più recente come istituzione.
Infatti, dai racconti raccolti dagli anziani, si suppone l’inizio di questa tradizione tra la fine del 1800 ed i primi anni del 1900. Non solo, ma inizialmente non era nemmeno l’Arciconfraternita della Morte ad organizzare la processione, che in fondo tale non era, ma consisteva in un vagare per le vie della città, senza un itinerario ben preciso, al seguito di una Croce (probabilmente la stessa dell’Arciconfraternita della Morte) da parte di un gruppetto di persone che approfittava della circostanza per andare da una casa all’altra dei vecchi Amministratori della Morte, ricevendo magari roba da mangiare o un bicchiere li liquore o di vino. Assolutamente inesistente era ovviamente la presenza di un Sacerdote.
Fu appena verso la fine degli anni quaranta del secolo scorso che, durante l’Assemblea dei confratelli del 19 dicembre 1948, venne deliberato di prendere in carico l’organizzazione della processione della Croce, da parte dell’Arciconfraternita della Morte e di stabilire come itinerario fisso quello delle processioni pasquali.
Consultando infatti l’Archivio dell’Arciconfraternita della Morte, si rileva dal verbale di quella Assemblea che: “Chiede la parola il Confratello Racanati Sergio: egli dice che deve provvedersi ad un serio provvedimento circa l’uscita della Croce e del tamburo l’ultima sera di Carnevale, perché invece di verificarsi un rito di devozione, si svolge alla pari di una vera baccanata. La proposta è presa in buona considerazione, ed ottimo il consenso di tutti i presenti, per cui si decide che detta tradizione venga eseguita, facendo però l’itinerario che fa la Processione dei Misteri, senza tergiversare per andare a trovare le case dei Priori e Componenti le Amministrazioni per accettare regali in denaro o in natura”.

Conseguenzialmente la Croce sarebbe uscita dalla Chiesa del Purgatorio e non più, come sino ad allora, dalla casa del sacrestano che all’epoca corrispondeva al locale attualmente adibito a segreteria dell’Arciconfraternita della Morte, in via Nicolò Altamura civico 4.
Per un po’ di anni a seguire, stando a quanto raccontava il vecchio sacrestano della Chiesa del Purgatorio, Berardino Claudio, detto “Vardino”, la cattiva abitudine di andare questuando casa per casa ai vecchi Amministratori dovette continuare; infatti riferiva “Vardino” che, quando fu Priore il prof. Francesco Regina (anni 1955/57), in uno di questi la Croce fu fatta entrare nel portone di casa sua (in via Gelso, nei pressi della farmacia Mastrorilli) e lasciata in un angolo per permettere a chi la portava di salire sulla casa del Priore per… “rifocillarsi”.
Fatto sta che nel contempo, probabilmente per il freddo notturno e le diverse ore che si era in giro, qualcuno pensò bene di lasciare nel portone qualche “ricordino” di natura organica, cosa che fece infuriare il giorno successivo la moglie del Priore che, per il futuro, decise che in quella occasione nessuno più sarebbe entrato in casa.
Stando al racconto di “Vardino”, fu quella l’ultima volta in cui la processione della Croce si svolse in maniera diversa dalla attuale. Da allora poco è cambiato; l’unica differenza è che, mentre fino al 1975, il quartetto dei musicanti suonava ininterrottamente per tutto il tragitto, da quell’anno la musica è intervallata dalla recita delle poste del Rosario e dal canto del “Vexilla Regis prodeunt”.
Solo durante la prima metà degli anni sessanta, al posto del flauto, il motivo orientaleggiante fu eseguito per qualche volta con il clarinetto, dai figli del maestro Angelo Inglese, pur con una piccola “variante”.

- Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione, tratti dal volume "DE PASSIONE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SECUNDUM MELPHICTAM" Vol. II - Quaresima, Settimana Santa e Pasqua a Molfetta, Editrice L'Immagine, Molfetta, 2015.

LA PROCESSIONE DELLA ADDOLORATA

Il venerdì che antecede la Domenica delle Palme, un tempo chiamato “Venerdì di Passione”, rappresenta l’epilogo di tutta quella preparazione spirituale che i confratelli dell’Arciconfraternita della Morte e i devoti a Maria SS. Addolorata hanno maturato durante il “Pio Esercizio” delle Domeniche di Quaresima e i sette giorni precedenti segnati dalla celebrazione del tradizionale “Settenario”. 
In questo giorno, che in Spagna viene definito “Viernes de Dolores”, dalle sei del mattino fino alle undici, nella Chiesa del Purgatorio vi sono S. Messe ogni ora; la S. Messa delle ore 10.00 viene generalmente celebrata dal Vescovo della Diocesi.
Per tutta la mattinata, fuori dalla chiesa, nella piazza antistante, è palpabile l’atmosfera di attesa che caratterizza l’imminenza di un grande evento; si vedono volti, soprattutto di confratelli che nel pomeriggio saranno portatori della Sacra Immagine, che nemmeno in occasione delle sacre funzioni quaresimali si erano visti. A meno di andare a prendere posto molto tempo prima, è quasi impossibile entrare in chiesa mentre è in corso la celebrazione delle S. Messe, a causa del grande afflusso di fedeli, soprattutto donne.

Un senso di continuità con il passato è dato dalla presenza ancora oggi, nei pressi della scalinata della chiesa, di venditori ambulanti di statuette in terracotta raffiguranti non solo l’Addolorata, ma anche le altre statue che verranno portate in processione il Venerdì e il Sabato Santo. Ai tempi d’oggi sembra quasi impensabile che un bambino possa gradire il dono di uno di questi oggetti che rappresentano sicuramente un anacronismo rispetto ai “trastulli” elettronici quotidiani quali il computer, il “game-boy” o la “play-station”, ma che riescono ancora ad attrarre l’interesse dei piccoli molfettesi, certamente non come in passato, ma tanto quanto basta a giustificarne la vendita.
Verso mezzogiorno, al termine della celebrazione dell’ultima S. Messa, la chiesa viene chiusa e si procede alla preparazione della Sacra Immagine della Addolorata; infatti da lì a qualche ora il portone verrà finalmente spalancato per dare inizio alla tanto attesa processione.
La Sacra Immagine della Vergine viene spostata dal presbiterio, dietro la cui balaustra era stata collocata per tutta la durata del Settenario, e posta per terra al centro della chiesa; ciò per consentire al solito gruppo di donne (mogli degli Amministratori dell’Arciconfraternita della Morte e “Zelatrici” della Associazione di Maria SS. Addolorata) di sostituire il velo che “dal capo insino al piede” (secondo quanto recita una strofa del Settenario) copre la Madonna con quello più bello e pregiato che verrà portato in processione.

Anche lo stellario ed il pugnale in argento che trafigge il petto dalla Madonna vengono sostituiti da quelli in oro che, per tutto il resto dell’anno, sono custoditi in una cassetta depositata presso la Curia Vescovile; il giorno prima della processione lo stellario ed il pugnale vengono infatti da qui prelevati e tenuti in casa del Priore fino alla fine della Settimana Santa e sono apposti sulla Sacra Immagine, per motivi precauzionali, solo per la durata della processione e qualche ora prima.
La prassi prevede che, sia in questa occasione che il Sabato Santo in primissima mattinata per la statua della Pietà, siano le mogli del Priore e dei due Componenti dell’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte ad infilare il pugnale nel “corpetto” della Madonna e a cambiarle il velo, lo stellario e la “Sindone”, sempre però assistite dalle “Zelatrici”.
Terminate queste “operazioni” che durano circa un’ora e mezza, la Madonna viene collocata su due banchi, con le “forcelle” incrociate tra le “stanghe”, e tutti vanno a casa, giusto per il tempo di rifocillarsi e vestirsi con l’abbigliamento sul quale verrà indossato l’abito confraternale con cui si andrà
in processione da lì a qualche ora.

A partire dalle ore 14.30, di fianco alla Chiesa del Purgatorio prende posto il quartetto della Bassa Musica che esegue a brevi intervalli il “ti-tè”, fino alle ore 15.30. Man mano che si avvicina il momento in cui avrà inizio la processione, la chiesa si riempie di confratelli e socie della Associazione di Maria SS. Addolorata. Verso le 15.15 vengono accesi i lumini all’interno dei quattro fanali in argento posti agli angoli della base della Addolorata e dei due che andranno accanto alla Croce.
I portatori, già pronti e tesi per l’emozione, si accordano, tirando a sorte, su chi di loro metterà a spalla la Madonna fin dai “banchi”. Manca ormai pochissimo ed il Priore dispone che nessuno entri più in chiesa; dietro il portone chiuso prendono posto prima i tre giovanotti in frak chiamati “Stradari”.
Segue il “Paliotto”, che è l’insegna dell’Arciconfraternita della Morte, nero con stelle in oro, indi la “Croce” con a latere i due “Fanali”; questi simboli vengono retti da giovani aspiranti confratelli incappucciati. Immediatamente dopo si colloca lo “Stendardo” della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata.

Fuori, nello spiazzo antistante, una folla che aumenta di minuto in minuto attende che il portone della Chiesa del Purgatorio venga spalancato, cosa che avviene con tradizionale puntualità alle 15.30. Intanto la banda esegue, nella mezzora che precede l’uscita della Madonna, le marce funebri “I funerali di A. Manzoni” e “Jone”.
Poco prima delle 16,00 viene portato fuori il “Baldacchino”, sorretto da otto confratelli, da sotto il quale, dopo essere stato innalzato, passerà il simulacro della Addolorata, portata a spalla da quattro confratelli anch’essi incappucciati. Le note della marcia funebre “Sventurato”, del molfettese
Vincenzo Valente, accompagnano l’uscita della Addolorata, unica occasione per ascoltarla in quanto non sarà più suonata nel corso della Settimana Santa.
Nella storia delle processioni pasquali molfettesi si ricorda che solo tre volte la venerata Immagine di Maria SS. Addolorata non è uscita dalla Chiesa del Purgatorio.
La prima volta è avvenuta nel 1993, sotto il priorato del prof. Pasquale Lisena, durante il quale il Purgatorio fu dichiarato inagibile per quasi tutto il triennio 1991/93 a causa del distacco di alcuni stucchi dal soffitto; solo per quell’anno la statua di Maria SS. Addolorata fu portata in Cattedrale in occasione del Settenario e da qui uscì in processione il Venerdì di Passione, per ritirarsi comunque nel Purgatorio.

La seconda e terza volta sono avvenute successivamente, a distanza di poco più di un decennio, quando la stessa Chiesa del Purgatorio è stata interessata da un radicale intervento di restauro, rimanendo chiusa dal luglio 2005 al giugno 2007, a cavallo tra il primo (2004/06) ed il secondo mandato (2007/09) del Priore dott. Francesco Stanzione.
Per due anni consecutivi infatti, la processione della Addolorata, così come quella del Sabato Santo, è uscita dalla Cattedrale però rientrandovi, in quanto provvisoriamente in essa ha trovato ospitalità l’Arciconfraternita della Morte, in mancanza della propria sede in cui officiare tutti i riti e le Funzioni religiose della Quaresima e della Settimana Santa.
La processione si dirige in Molfetta Vecchia attraversando piazza Municipio ed uscendone dall’Arco, per proseguire il suo lungo itinerario, che si svolge comunque tutto nella parte più antica della città.
Il tragitto processionale è suddiviso in tre tratti, denominati “Uscita”, “Tratto Centrale” e “Ritirata”.
Così come nelle altre due processioni della Settimana Santa, il repertorio delle marce funebri suonate al seguito della processione rispetta una “scaletta” che prevede la esecuzione di alcune di esse in determinati punti fissi dell’itinerario: “Fatalità” quando la Madonna esce dall’Arco della città vecchia, “Palmieri” in via Sant’Angelo e poco dopo l’imbocco di via Margherita di Savoia, “Conza Siegge” in via Sigismondo ed al termine di via tenente Ragno, “Triste Tramonto” in largo Domenico Picca, “Stabat Mater” in via Annunziata ed alla ritirata, “Simon Boccanegra” in piazza Cappuccini, “N° 4 di De Candia” in via Margherita di Savoia, “Gatti” all’inizio della banchina S. Domenico e “Patetica” in via Dante, poco prima di giungere al portone Peruzzi, dove abitava l’autore.


Quando la processione sta per concludersi, giungendo nuovamente presso i gradini della Chiesa del Purgatorio, vi rientrano solo il “Paliotto”, e lo “Stendardo” della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata, mentre gli “Stradari” e la “Croce” con i due “Fanali” ritornano indietro. Questi ultimi due simboli si collocano quindi tra la statua della Addolorata ed il “Baldacchino”, invece gli “Stradari” prendono posto tra l’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte e la banda musicale, chiudendo così il corteo processionale.

Tutto termina intorno alla mezzanotte, dopo otto ore di processione, quando la Madonna rientra in chiesa con le note dello “Stabat Mater”, passando nuovamente sotto il “Baldacchino” come all’uscita.
Tranne che durante i sei anni di Amministrazione del dott. Francesco Stanzione (2004/2009), alla ritirata viene spenta l’illuminazione pubblica; questo, se per un verso viene giudicato suggestivo da alcuni, per l'altro è inopportuno, in quanto inizialmente si è fatto così solo per imitare la ritirata notturna a luci spente di Cristo Morto, nel periodo in cui la processione dei Misteri usciva nel pomeriggio del Venerdì Santo. Non fa parte quindi della tradizione dell’Arciconfraternita della Morte.
Una cosa nota a pochi è il cosiddetto “spillo della Madonna” che viene distribuito dagli Amministratori dell’Arciconfraternita, dopo la ritirata della processione, solo ad un ristrettissimo numero di privilegiati. Questo non è altro che uno dei tanti spilli con una testina nera che tengono fermo il velo della Madonna sull’abito, impedendo di spostarsi o di svolazzare quando c’è vento; si tratta quindi di un oggettino che, per chi lo riceve, ha un grande valore simbolico ed affettivo in quanto è stato portato sull’abito della Madonna durante la processione e viene con cura conservato per sempre, come una reliquia.

- Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione, tratti dal volume "DE PASSIONE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SECUNDUM MELPHICTAM" Vol. II - Quaresima, Settimana Santa e Pasqua a Molfetta, Editrice L'Immagine, Molfetta, 2015.

LA PROCESSIONE DEL SABATO SANTO O DELLA PIETA'

La mattina del Sabato Santo, nella Chiesa del Purgatorio, si ripete la stessa operazione del precedente Venerdì di Passione, in occasione della processione della Addolorata. Verso le ore 9.00, un paio di ore prima dell’inizio della processione, le mogli dei tre Amministratori dell’Arciconfraternita della Morte, assistite da alcune socie della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata, procedono infatti alla sostituzione del pugnale e dello stellario in argento con quelli in oro e alle ultime rifiniture sull’abito e sul manto della Pietà.
Questa è collocata su due banchi al centro della chiesa, fin dalla sera precedente, dopo il disfacimento del “Sepolcro”. Ai lati si trovano le altre Statue, in un ordine che ne favorirà l’uscita in processione: tre a destra e tre a sinistra.Con lo sguardo rivolto alla Madonna si vedono a destra S. Pietro, S. Maria Salomè e S. Giovanni, a sinistra invece la Veronica, S. Maria Cleofe e la Maddalena.


Intanto, già dalle ore 11.00 la chiesa comincia a riempirsi di confratelli non solo della Morte, ma soprattutto di quelli delle altre Confraternite invitate a portare le statue loro affidate.

Alle ore 11.15 si spalanca il portone della Chiesa del Purgatorio e, con le stesse modalità dell’Addolorata, incomincia a prendere corpo la processione che però non si dirige nella città vecchia ma procede diritta per via Dante, chiamata il “Borgo”. Tocca al Priore dell’Arciconfraternita della Morte indicare ai Priori delle altre Confraternite il momento in cui ogni statua deve essere sollevata dai “banchi” per essere portata fuori dalla chiesa.
Apre il solito quartetto di musicanti che eseguono il “ti-tè”, seguito dagli “Stradari”, dal “Paliotto” e dalla “Croce” con i due “Fanali”; subito dopo la statua di San Pietro, portato dalla Confraternita di Maria S.S. Assunta.
A seguire la Veronica, portata dalla Confraternita del Carmine, S. Maria Cleofe, portata dalla Confraternita della Purificazione, S. Maria Salomé, portata dalla Confraternita della Madonna di Loreto, S. Maria Maddalena, portata dalla Confraternita dell’Immacolata e S. Giovanni, portato dalla Confraternita di S. Antonio.


Durante l’uscita delle Statue, la banda suona prima la marcia funebre “Gatti” (all’apparire di S. Pietro) e poi “Perduta” (all’apparire della Maddalena). Subito dopo l’uscita di S. Giovanni viene portato fuori il “Baldacchino”.
È prassi da sempre consolidata che gli Amministratori dell’Arciconfraternita della Morte indossino l’abito confraternale solo dopo l’uscita della statua della Pietà (ciò vale anche per l’Addolorata), probabilmente per dar loro più libertà di movimento durante le “operazioni” relative all’uscita. Questa consuetudine non vige invece in S. Stefano, dove gli Amministratori sono vestiti con l’abito di rito fin da prima dell’apertura del portone della chiesa.

A mezzogiorno in punto vengono intonate le note della marcia “Dolor”, allorquando compare sul sagrato della chiesa la monumentale Immagine della Pietà, portata dai confratelli della Morte.
Dopo “Dolor” viene eseguita la marcia “Patetica”, dinanzi alla casa del suo compositore Francesco Peruzzi, al civico 11 di via Dante. La processione si inoltra quindi per lo stesso itinerario di quella del Venerdì di Passione, con la sola differenza che prima della ritirata, anziché via S. Benedetto, percorre via S. Rocco.
Il tragitto processionale è, come per quello della Addolorata, suddiviso in tre tratti, denominati “Uscita”, “Tratto Centrale” e “Ritirata”. Anche le marce funebri, eseguite nei punti tradizionalmente prefissati durante l’itinerario, sono le stesse della processione della Addolorata.
Alla ritirata, prevista intorno alle ore 21.30, la statua della Pietà viene portata a spalla dai sacerdoti, in “cotta” o “rocchetto” e stola rossa, che la prendono in consegna poco dopo il mercato del pesce, in via Dante civico 91, in un punto chiamato “Chezzelicchie”, dal nome di un bar lì esistente moltissimi anni addietro.
La Pietà viene quindi portata dai Sacerdoti fino a pochi metri prima del sagrato della Chiesa del Purgatorio, in corrispondenza di Vico Giovene, tra la Cattedrale ed il palazzo un tempo denominato “Pappagallo”, dal nome del proprietario, secondo quanto stabilito dal “Regolamento Portatori” dell’Arciconfraternita della Morte.
Ovviamente, similmente alla ritirata della Addolorata, una volta giunti in prossimità del Purgatorio, la “Croce”, con i due “Fanali”, prende posto dietro la Statua della Madonna, mentre gli “Stradari” tra l’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte e la banda musicale.




Anche per questa processione, quando la Pietà giunge all’altezza della Chiesa di S. Stefano, da una ventina di anni, tranne come già detto durante l’Amministrazione Stanzione, viene spenta la pubblica illuminazione; ciò è ancora più inopportuno che in occasione della ritirata della Addolorata, in quanto con il terminare del Sabato Santo si va incontro alla Pasqua di Resurrezione e quindi incontro alla luce e non al buio.
Le note dello “Stabat Mater” suggellano la fine della Settimana Santa molfettese, quando dopo la Pietà vengono ritirate in chiesa le altre statue in ordine inverso a quello dell’uscita ed il portone viene immediatamente chiuso e, mentre i portatori collocano tutte le statue sugli appositi supporti, i confratelli si scambiano il tradizionale “prosit” abbracciandosi, baciandosi e scambiandosi gli auguri per la imminente Pasqua.
Quando tutti vanno via, nella chiesa rimangono solo gli addetti ai lavori che sono l’Amministrazione, alcuni confratelli di sua fiducia ed alcune socie “superstiti” dopo la grande fatica dell’intera giornata del Sabato Santo. In tutta fretta, mentre le signore dell’Associazione di Maria SS. Addolorata e le mogli degli Amministratori spogliano la Pietà degli abiti della processione e la rivestono con quelli ordinari, alcuni confratelli smontano dalle basi le altre Statue e le ripongono nella loro teca; ovviamente, anche in questa occasione, come per l’Addolorata, si ripete la distribuzione a pochi “eletti” dello “spillo” della Madonna.
Contemporaneamente altri provvedono a riporre tutto il resto: bisogna tra l’altro smontare dalle basi e riporli delicatamente, per non romperli, tutti i fanali, smontare il baldacchino e ripiegarlo per conservarlo, idem per il paliotto… insomma quello che può definirsi il colpo di grazia, dopo tanta fatica, comunque necessaria per preparare la Chiesa per la S. Messa della Resurrezione che verrà celebrata dopo poche ore, alle 11.00 del mattino seguente.
A parole ciò sembra facile ma, dopo dieci ore di processione, e tenuto conto che queste operazioni iniziano all’incirca alle ore 23.00 (perché dalla chiesa devono uscire tutti gli estranei, cosa che non è facile e non sempre viene recepita da tutti) e terminano a volte anche verso le 2.00 di notte, quando insorgono inattese difficoltà.
Un lungo anno deve a questo punto trascorrere, prima di rivivere quelle stesse emozioni che ciclicamente segnano la vita di tanti appassionati di quella grande e bellissima tradizione che è la Settimana Santa molfettese.

- Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione, tratti dal volume "DE PASSIONE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SECUNDUM MELPHICTAM" Vol. II - Quaresima, Settimana Santa e Pasqua a Molfetta, Editrice L'Immagine, Molfetta, 2015.

ITINERARIO DELLA PROCESSIONE DELLA CROCE

 
Richiesta di autorizzazione del Priore dell'Arciconfraternita della Morte al Sindaco per lo svolgimento della processione della Croce


Mappa dell'itinerario processionale

Chiesa del Purgatorio – Piazza Municipio – Via Amente – Via Piazza – Via Dante Alighieri – Via Sant’Angelo – Via Sigismondo – Via Domenico Picca – Via Annunziata – Piazza Paradiso – Via Immacolata – Via D. Manin – Via Roma – Piazza Margherita di Savoia – Via Margherita di Savoia – Piazza Vittorio Emanuele II – Via Sergio Pansini – Via Tenente Ragno – Via S. Benedetto – Via S. Domenico – Via Dante Alighieri – Piazza Garibaldi (lato Vescovado) – Calvario – Piazza Garibaldi (lato Vescovado) – Chiesa del Purgatorio.

ITINERARIO DELLA PROCESSIONE DELLA ADDOLORATA

 
Richiesta di autorizzazione del Priore dell'Arciconfraternita della Morte al Sindaco per lo svolgimento della processione della Addolorata


 Mappa dell'itinerario processionale

Chiesa delPurgatorio – Piazza Municipio – Via Amente – Via Piazza – Via Dante Alighieri – Via Sant’Angelo – Via Sigismondo – Via Domenico Picca – Via Annunziata – Piazza Paradiso – Via Immacolata – Via D. Manin – Via Roma – Piazza Margherita di Savoia (con giro intorno al monumento di Vito Fornari) – Via Margherita di Savoia – Piazza Vittorio Emanuele II – Via Sergio Pansini – Via Tenente Ragno – Via S. Benedetto – Via S. Domenico – Via Dante Alighieri – Chiesa del Purgatorio.

ITINERARIO DELLA PROCESSIONE DEL SABATO SANTO


Richiesta di autorizzazione del Priore dell'Arciconfraternita della Morte al Sindaco
per lo svolgimento della processione della Pietà


Mappa dell'itinerario processionale


Chiesa del Purgatorio – Via Dante Alighieri – Via Sant'Angelo – Via Sigismondo – Via Annunziata – Piazza Paradiso – Via Immacolata – Via D. Manin – Via Roma – Piazza Margherita di Savoia (con giro intorno al monumento di Vito Fornari) – Via Margherita di Savoia – Piazza Vittorio Emanuele II – Via Sergio Pansini – Via Tenente Ragno – Via S. Rocco – Via S. Domenico – Via Dante Alighieri – Chiesa del Purgatorio.

La "scaletta" delle Marce Funebri suonate in processione

N.B. - Tutte le foto provengono dall' archivio privato del dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

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