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LA PROCESSIONE DEL SABATO SANTO O DELLA PIETA'

La mattina del Sabato Santo, nella Chiesa del Purgatorio, si ripete la stessa operazione del precedente Venerdì di Passione, in occasione della processione della Addolorata. Verso le ore 9.00, un paio di ore prima dell’inizio della processione, le mogli dei tre Amministratori dell’Arciconfraternita della Morte, assistite da alcune socie della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata, procedono infatti alla sostituzione del pugnale e dello stellario in argento con quelli in oro e alle ultime rifiniture sull’abito e sul manto della Pietà.
Questa è collocata su due banchi al centro della chiesa, fin dalla sera precedente, dopo il disfacimento del “Sepolcro”. Ai lati si trovano le altre Statue, in un ordine che ne favorirà l’uscita in processione: tre a destra e tre a sinistra.Con lo sguardo rivolto alla Madonna si vedono a destra S. Pietro, S. Maria Salomè e S. Giovanni, a sinistra invece la Veronica, S. Maria Cleofe e la Maddalena.


Intanto, già dalle ore 11.00 la chiesa comincia a riempirsi di confratelli non solo della Morte, ma soprattutto di quelli delle altre Confraternite invitate a portare le statue loro affidate.

Alle ore 11.15 si spalanca il portone della Chiesa del Purgatorio e, con le stesse modalità dell’Addolorata, incomincia a prendere corpo la processione che però non si dirige nella città vecchia ma procede diritta per via Dante, chiamata il “Borgo”. Tocca al Priore dell’Arciconfraternita della Morte indicare ai Priori delle altre Confraternite il momento in cui ogni statua deve essere sollevata dai “banchi” per essere portata fuori dalla chiesa.
Apre il solito quartetto di musicanti che eseguono il “ti-tè”, seguito dagli “Stradari”, dal “Paliotto” e dalla “Croce” con i due “Fanali”; subito dopo la statua di San Pietro, portato dalla Confraternita di Maria S.S. Assunta.
A seguire la Veronica, portata dalla Confraternita del Carmine, S. Maria Cleofe, portata dalla Confraternita della Purificazione, S. Maria Salomé, portata dalla Confraternita della Madonna di Loreto, S. Maria Maddalena, portata dalla Confraternita dell’Immacolata e S. Giovanni, portato dalla Confraternita di S. Antonio.


Durante l’uscita delle Statue, la banda suona prima la marcia funebre “Gatti” (all’apparire di S. Pietro) e poi “Perduta” (all’apparire della Maddalena). Subito dopo l’uscita di S. Giovanni viene portato fuori il “Baldacchino”.
È prassi da sempre consolidata che gli Amministratori dell’Arciconfraternita della Morte indossino l’abito confraternale solo dopo l’uscita della statua della Pietà (ciò vale anche per l’Addolorata), probabilmente per dar loro più libertà di movimento durante le “operazioni” relative all’uscita. Questa consuetudine non vige invece in S. Stefano, dove gli Amministratori sono vestiti con l’abito di rito fin da prima dell’apertura del portone della chiesa.

A mezzogiorno in punto vengono intonate le note della marcia “Dolor”, allorquando compare sul sagrato della chiesa la monumentale Immagine della Pietà, portata dai confratelli della Morte.
Dopo “Dolor” viene eseguita la marcia “Patetica”, dinanzi alla casa del suo compositore Francesco Peruzzi, al civico 11 di via Dante. La processione si inoltra quindi per lo stesso itinerario di quella del Venerdì di Passione, con la sola differenza che prima della ritirata, anziché via S. Benedetto, percorre via S. Rocco.
Il tragitto processionale è, come per quello della Addolorata, suddiviso in tre tratti, denominati “Uscita”, “Tratto Centrale” e “Ritirata”. Anche le marce funebri, eseguite nei punti tradizionalmente prefissati durante l’itinerario, sono le stesse della processione della Addolorata.
Alla ritirata, prevista intorno alle ore 21.30, la statua della Pietà viene portata a spalla dai sacerdoti, in “cotta” o “rocchetto” e stola rossa, che la prendono in consegna poco dopo il mercato del pesce, in via Dante civico 91, in un punto chiamato “Chezzelicchie”, dal nome di un bar lì esistente moltissimi anni addietro.
La Pietà viene quindi portata dai Sacerdoti fino a pochi metri prima del sagrato della Chiesa del Purgatorio, in corrispondenza di Vico Giovene, tra la Cattedrale ed il palazzo un tempo denominato “Pappagallo”, dal nome del proprietario, secondo quanto stabilito dal “Regolamento Portatori” dell’Arciconfraternita della Morte.
Ovviamente, similmente alla ritirata della Addolorata, una volta giunti in prossimità del Purgatorio, la “Croce”, con i due “Fanali”, prende posto dietro la Statua della Madonna, mentre gli “Stradari” tra l’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte e la banda musicale.




Anche per questa processione, quando la Pietà giunge all’altezza della Chiesa di S. Stefano, da una ventina di anni, tranne come già detto durante l’Amministrazione Stanzione, viene spenta la pubblica illuminazione; ciò è ancora più inopportuno che in occasione della ritirata della Addolorata, in quanto con il terminare del Sabato Santo si va incontro alla Pasqua di Resurrezione e quindi incontro alla luce e non al buio.
Le note dello “Stabat Mater” suggellano la fine della Settimana Santa molfettese, quando dopo la Pietà vengono ritirate in chiesa le altre statue in ordine inverso a quello dell’uscita ed il portone viene immediatamente chiuso e, mentre i portatori collocano tutte le statue sugli appositi supporti, i confratelli si scambiano il tradizionale “prosit” abbracciandosi, baciandosi e scambiandosi gli auguri per la imminente Pasqua.
Quando tutti vanno via, nella chiesa rimangono solo gli addetti ai lavori che sono l’Amministrazione, alcuni confratelli di sua fiducia ed alcune socie “superstiti” dopo la grande fatica dell’intera giornata del Sabato Santo. In tutta fretta, mentre le signore dell’Associazione di Maria SS. Addolorata e le mogli degli Amministratori spogliano la Pietà degli abiti della processione e la rivestono con quelli ordinari, alcuni confratelli smontano dalle basi le altre Statue e le ripongono nella loro teca; ovviamente, anche in questa occasione, come per l’Addolorata, si ripete la distribuzione a pochi “eletti” dello “spillo” della Madonna.
Contemporaneamente altri provvedono a riporre tutto il resto: bisogna tra l’altro smontare dalle basi e riporli delicatamente, per non romperli, tutti i fanali, smontare il baldacchino e ripiegarlo per conservarlo, idem per il paliotto… insomma quello che può definirsi il colpo di grazia, dopo tanta fatica, comunque necessaria per preparare la Chiesa per la S. Messa della Resurrezione che verrà celebrata dopo poche ore, alle 11.00 del mattino seguente.
A parole ciò sembra facile ma, dopo dieci ore di processione, e tenuto conto che queste operazioni iniziano all’incirca alle ore 23.00 (perché dalla chiesa devono uscire tutti gli estranei, cosa che non è facile e non sempre viene recepita da tutti) e terminano a volte anche verso le 2.00 di notte, quando insorgono inattese difficoltà.
Un lungo anno deve a questo punto trascorrere, prima di rivivere quelle stesse emozioni che ciclicamente segnano la vita di tanti appassionati di quella grande e bellissima tradizione che è la Settimana Santa molfettese.

- Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione, tratti dal volume "DE PASSIONE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SECUNDUM MELPHICTAM" Vol. II - Quaresima, Settimana Santa e Pasqua a Molfetta, Editrice L'Immagine, Molfetta, 2015.

La "scaletta" delle Marce Funebri suonate in processione

N.B. - Tutte le foto provengono dall' archivio privato del dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

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