Il venerdì che antecede la Domenica delle Palme, un tempo chiamato “Venerdì di Passione”, rappresenta l’epilogo di tutta quella preparazione spirituale che i confratelli dell’Arciconfraternita della Morte e i devoti a Maria SS. Addolorata hanno maturato durante il “Pio Esercizio” delle Domeniche di Quaresima e i sette giorni precedenti segnati dalla celebrazione del tradizionale “Settenario”.
In questo giorno, che in Spagna viene definito “Viernes de Dolores”, dalle sei del mattino fino alle undici, nella Chiesa del Purgatorio vi sono S. Messe ogni ora; la S. Messa delle ore 10.00 viene generalmente celebrata dal Vescovo della Diocesi.
Per tutta la mattinata, fuori dalla chiesa, nella piazza antistante, è palpabile l’atmosfera di attesa che caratterizza l’imminenza di un grande evento; si vedono volti, soprattutto di confratelli che nel pomeriggio saranno portatori della Sacra Immagine, che nemmeno in occasione delle sacre funzioni quaresimali si erano visti. A meno di andare a prendere posto molto tempo prima, è quasi impossibile entrare in chiesa mentre è in corso la celebrazione delle S. Messe, a causa del grande afflusso di fedeli, soprattutto donne.
Un senso di continuità con il passato è dato dalla presenza ancora oggi, nei pressi della scalinata della chiesa, di venditori ambulanti di statuette in terracotta raffiguranti non solo l’Addolorata, ma anche le altre statue che verranno portate in processione il Venerdì e il Sabato Santo. Ai tempi d’oggi sembra quasi impensabile che un bambino possa gradire il dono di uno di questi oggetti che rappresentano sicuramente un anacronismo rispetto ai “trastulli” elettronici quotidiani quali il computer, il “game-boy” o la “play-station”, ma che riescono ancora ad attrarre l’interesse dei piccoli molfettesi, certamente non come in passato, ma tanto quanto basta a giustificarne la vendita.
Verso mezzogiorno, al termine della celebrazione dell’ultima S. Messa, la chiesa viene chiusa e si procede alla preparazione della Sacra Immagine della Addolorata; infatti da lì a qualche ora il portone verrà finalmente spalancato per dare inizio alla tanto attesa processione.
La Sacra Immagine della Vergine viene spostata dal presbiterio, dietro la cui balaustra era stata collocata per tutta la durata del Settenario, e posta per terra al centro della chiesa; ciò per consentire al solito gruppo di donne (mogli degli Amministratori dell’Arciconfraternita della Morte e “Zelatrici” della Associazione di Maria SS. Addolorata) di sostituire il velo che “dal capo insino al piede” (secondo quanto recita una strofa del Settenario) copre la Madonna con quello più bello e pregiato che verrà portato in processione.
Anche lo stellario ed il pugnale in argento che trafigge il petto dalla Madonna vengono sostituiti da quelli in oro che, per tutto il resto dell’anno, sono custoditi in una cassetta depositata presso la Curia Vescovile; il giorno prima della processione lo stellario ed il pugnale vengono infatti da qui prelevati e tenuti in casa del Priore fino alla fine della Settimana Santa e sono apposti sulla Sacra Immagine, per motivi precauzionali, solo per la durata della processione e qualche ora prima.
La prassi prevede che, sia in questa occasione che il Sabato Santo in primissima mattinata per la statua della Pietà, siano le mogli del Priore e dei due Componenti dell’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte ad infilare il pugnale nel “corpetto” della Madonna e a cambiarle il velo, lo stellario e la “Sindone”, sempre però assistite dalle “Zelatrici”.
Terminate queste “operazioni” che durano circa un’ora e mezza, la Madonna viene collocata su due banchi, con le “forcelle” incrociate tra le “stanghe”, e tutti vanno a casa, giusto per il tempo di rifocillarsi e vestirsi con l’abbigliamento sul quale verrà indossato l’abito confraternale con cui si andrà
in processione da lì a qualche ora.
A partire dalle ore 14.30, di fianco alla Chiesa del Purgatorio prende posto il quartetto della Bassa Musica che esegue a brevi intervalli il “ti-tè”, fino alle ore 15.30. Man mano che si avvicina il momento in cui avrà inizio la processione, la chiesa si riempie di confratelli e socie della Associazione di Maria SS. Addolorata. Verso le 15.15 vengono accesi i lumini all’interno dei quattro fanali in argento posti agli angoli della base della Addolorata e dei due che andranno accanto alla Croce.
I portatori, già pronti e tesi per l’emozione, si accordano, tirando a sorte, su chi di loro metterà a spalla la Madonna fin dai “banchi”. Manca ormai pochissimo ed il Priore dispone che nessuno entri più in chiesa; dietro il portone chiuso prendono posto prima i tre giovanotti in frak chiamati “Stradari”.
Segue il “Paliotto”, che è l’insegna dell’Arciconfraternita della Morte, nero con stelle in oro, indi la “Croce” con a latere i due “Fanali”; questi simboli vengono retti da giovani aspiranti confratelli incappucciati. Immediatamente dopo si colloca lo “Stendardo” della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata.
Fuori, nello spiazzo antistante, una folla che aumenta di minuto in minuto attende che il portone della Chiesa del Purgatorio venga spalancato, cosa che avviene con tradizionale puntualità alle 15.30. Intanto la banda esegue, nella mezzora che precede l’uscita della Madonna, le marce funebri “I funerali di A. Manzoni” e “Jone”.
Poco prima delle 16,00 viene portato fuori il “Baldacchino”, sorretto da otto confratelli, da sotto il quale, dopo essere stato innalzato, passerà il simulacro della Addolorata, portata a spalla da quattro confratelli anch’essi incappucciati. Le note della marcia funebre “Sventurato”, del molfettese
Vincenzo Valente, accompagnano l’uscita della Addolorata, unica occasione per ascoltarla in quanto non sarà più suonata nel corso della Settimana Santa.
Nella storia delle processioni pasquali molfettesi si ricorda che solo tre volte la venerata Immagine di Maria SS. Addolorata non è uscita dalla Chiesa del Purgatorio.
La prima volta è avvenuta nel 1993, sotto il priorato del prof. Pasquale Lisena, durante il quale il Purgatorio fu dichiarato inagibile per quasi tutto il triennio 1991/93 a causa del distacco di alcuni stucchi dal soffitto; solo per quell’anno la statua di Maria SS. Addolorata fu portata in Cattedrale in occasione del Settenario e da qui uscì in processione il Venerdì di Passione, per ritirarsi comunque nel Purgatorio.
La seconda e terza volta sono avvenute successivamente, a distanza di poco più di un decennio, quando la stessa Chiesa del Purgatorio è stata interessata da un radicale intervento di restauro, rimanendo chiusa dal luglio 2005 al giugno 2007, a cavallo tra il primo (2004/06) ed il secondo mandato (2007/09) del Priore dott. Francesco Stanzione.
Per due anni consecutivi infatti, la processione della Addolorata, così come quella del Sabato Santo, è uscita dalla Cattedrale però rientrandovi, in quanto provvisoriamente in essa ha trovato ospitalità l’Arciconfraternita della Morte, in mancanza della propria sede in cui officiare tutti i riti e le Funzioni religiose della Quaresima e della Settimana Santa.
La processione si dirige in Molfetta Vecchia attraversando piazza Municipio ed uscendone dall’Arco, per proseguire il suo lungo itinerario, che si svolge comunque tutto nella parte più antica della città.
Il tragitto processionale è suddiviso in tre tratti, denominati “Uscita”, “Tratto Centrale” e “Ritirata”.
Così come nelle altre due processioni della Settimana Santa, il repertorio delle marce funebri suonate al seguito della processione rispetta una “scaletta” che prevede la esecuzione di alcune di esse in determinati punti fissi dell’itinerario: “Fatalità” quando la Madonna esce dall’Arco della città vecchia, “Palmieri” in via Sant’Angelo e poco dopo l’imbocco di via Margherita di Savoia, “Conza Siegge” in via Sigismondo ed al termine di via tenente Ragno, “Triste Tramonto” in largo Domenico Picca, “Stabat Mater” in via Annunziata ed alla ritirata, “Simon Boccanegra” in piazza Cappuccini, “N° 4 di De Candia” in via Margherita di Savoia, “Gatti” all’inizio della banchina S. Domenico e “Patetica” in via Dante, poco prima di giungere al portone Peruzzi, dove abitava l’autore.
Quando la processione sta per concludersi, giungendo nuovamente presso i gradini della Chiesa del Purgatorio, vi rientrano solo il “Paliotto”, e lo “Stendardo” della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata, mentre gli “Stradari” e la “Croce” con i due “Fanali” ritornano indietro. Questi ultimi due simboli si collocano quindi tra la statua della Addolorata ed il “Baldacchino”, invece gli “Stradari” prendono posto tra l’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte e la banda musicale, chiudendo così il corteo processionale.
Tranne che durante i sei anni di Amministrazione del dott. Francesco Stanzione (2004/2009), alla ritirata viene spenta l’illuminazione pubblica; questo, se per un verso viene giudicato suggestivo da alcuni, per l'altro è inopportuno, in quanto inizialmente si è fatto così solo per imitare la ritirata notturna a luci spente di Cristo Morto, nel periodo in cui la processione dei Misteri usciva nel pomeriggio del Venerdì Santo. Non fa parte quindi della tradizione dell’Arciconfraternita della Morte.
Una cosa nota a pochi è il cosiddetto “spillo della Madonna” che viene distribuito dagli Amministratori dell’Arciconfraternita, dopo la ritirata della processione, solo ad un ristrettissimo numero di privilegiati. Questo non è altro che uno dei tanti spilli con una testina nera che tengono fermo il velo della Madonna sull’abito, impedendo di spostarsi o di svolazzare quando c’è vento; si tratta quindi di un oggettino che, per chi lo riceve, ha un grande valore simbolico ed affettivo in quanto è stato portato sull’abito della Madonna durante la processione e viene con cura conservato per sempre, come una reliquia.
- Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione, tratti dal volume "DE PASSIONE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SECUNDUM MELPHICTAM" Vol. II - Quaresima, Settimana Santa e Pasqua a Molfetta, Editrice L'Immagine, Molfetta, 2015.